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Come aprire un ristorante Km 0: guida e step 2019

 Come aprire un ristorante Km 0: guida e step 2019

 Come aprire un ristorante a Km 0? Quali sono gli step burocratici e fiscali che occorre adempiere ad hoc? Quale Partita IVA conviene aprire l’anno 2019? Continua a leggere questa guida e scoprilo con noi.

 

Freschezza e qualità nel piatto ed il pranzo è servito! Il ristorante a Km 0 è un’attività che, in un mondo ormai globalizzato e senza confini, valorizza i sapori locali e contribuisce a rafforzare l’identità di determinati luoghi.

Aprire un ristorante a Km 0 è un orizzonte verso il quale molti guardano per dare una svolta alla propria vita ed al proprio lavoro ma, anche, un’avventura per promuovere i prodotti genuini e autoctoni, risultato di tradizioni ed esperienza in cucina.

Ma, se da un lato, l’attenzione è riservata alle ricette “della nonna” e del “fatto in casa”, dall’altro lato – chi decide di aprire un ristorante a Km 0 – strizza l’occhio anche alle innovazioni culinarie, proponendo una cucina anche creativa che possa sorprendere e differenziarsi dalle altre.

 

Ristorante a Km 0: ecosostenibilità ed eticità

Sempre più di tendenza e “figli” del marketing dell’effimero, i ristoranti a chilometro zero coniugano il buon cibo e la riscoperta della cultura enogastronomica locale.

Si tratta di strutture che rappresentano un “tuffo” nel genuino ambiente dell’agricoltura ecosostenibile, dell’etica, della ricettività, del turismo e del business imprenditoriale locale. 

All’apertura di un ristorante a Km 0 può dare spinta anche una particolare sensibilità nei confronti delle tematiche che riguardano il senso del dovere in merito alle importanti problematiche ambientali.

Il rispetto per il pianeta e la riduzione agli sprechi sono importanti motivazioni che spingono tantissimi operatori nel settore della ristorazione ad avviare un’attività a chilometro 0.

Infatti, questo tipo di locale dà garanzia assoluta che le materie prime naturali e fresche siano prodotte nel raggio di pochi chilometri.

Questo nuovo concept permette di consumare alimenti genuini, non trasformati e garantisce l’ecosostenibilità e l’eticità di tutta l’attività di ristorazione: basti pensare anche alla preparazione della sala, all’uso dei tovagliati, delle posate, portaposate etc.

 

Tovagliato TNT: scelta vincente per i ristoranti a Km 0

Il rispetto per l’ambiente è garantito anche dall’ecosostenibilità: ricorrere all’uso delle tovaglie tessuto non tessuto è importante per chi ha a cuore le sorti del nostro pianeta.

Le linee di tovagliato monouso proposte da Mondo TNT sono tante e, come da catalogo, soddisfano qualsiasi esigenza e richiesta dei consumatori dall’anima “green”.

Il denominatore comune, però, è la loro ecosostenibilità: tutte le linee, dalla Premium alla Ecostrong, dall’airlaid basic allo Spunlace Soft, sono realizzate con materiali completamente riciclabili e sintetici come, ad esempio, il propilene o fibre di cellulosa.

Pertanto, possiamo dire che uno dei valori alla base della filosofia aziendale è proprio il rispetto per l’ambiente e la sua tutela.

 

Aprire un ristorante a KM 0: vale la pena?

Rispetto ad un locale di ristorazione tradizionale, aprire un ristorante a chilometro zero significa scegliere la qualità, la freschezza e la genuinità degli alimenti: ciò comporta la produzione di esternalità positive.

Naturalmente, privilegiare la qualità significa anche affrontare spese maggiori rispetto all’acquisto di prodotti più commerciali ma … niente paura!

I guadagni non tarderanno ad arrivare e, se l’offerta includerà i prodotti biologici ed un assortimento di alimenti che cambia al variare della stagionalità, il gioco è fatto!

Questo significa garantire che frutta, verdura, ortaggi etc. raggiungano la maturazione in modo naturale, senza che la stessa venga alterata da concimi contenenti pesticidi e diserbanti.

Quindi, in un mondo in cui la commercializzazione supera qualsiasi confine, aprire un ristorante a Km 0 significa tornare alle origini nella maniera più saporita e genuina possibile, riscoprire il buon gusto del mondo contadino e valorizzare i localismi che connotano la nostra penisola.

In più, sarà necessario analizzare i propri competitor e stabilire se – nella zona in cui intendiamo avviare l’attività - ci sia già qualcuno che offre questo servizio oppure se “il campo è libero” da potenziali concorrenti diretti.

 

Il menu a Km 0

Vario e variabile: queste sono le caratteristiche che dovrebbe avere un menu di un ristorante a km 0, realizzato di giorno in giorno in base alla disponibilità degli ingredienti.

Ovviamente, i piatti “forti” dovranno essere sempre presenti e costituire la specialità della casa ma, unitamente ad essi, occorre affiancare la preparazione dei “piatti del giorno”.

Come già detto, le proposte culinarie dovranno essere realizzate con prodotti del territorio.

Realizzare una cucina semplice e sana consentedi riscoprire i sapori, gli odori e le atmosfere tipiche di un determinato luogo. Questo è l’obiettivo da raggiungere per il successo di un locale a Km 0.

Chiaramente, chi opta per l’apertura di un ristorante di questo tipo dovrebbe avere contatti con i fornitori della zona oppure, laddove possibile, decidere di produrre personalmente e direttamente gli ingredienti genuini destinati ad essere combinati tra loro in un trionfo di gusto e di buone tradizioni autoctone.

 

Come aprire un ristorante Km 0: adempimenti per aprire la Partita IVA

Come aprire Partita IVA per avviare un ristorante a Km 0? Quali sono gli adempimenti normativi e fiscali per aprire un ristorante a chilometro zero? Per avviare una start up in questa nicchia di mercato, è necessario affidarsi ad un Commercialista di fiducia che ci segua step dopo step nella delicata fase di avvio del business.

Per prima cosa, occorre compilare il modello AA9/12 reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate e trasmetterlo alla stessa: l’interessato può trasmetterlo telematicamente o per intermediario delegato (Consulente fiscale).

Occorre, poi, comunicare il Codice ATECO 56.10.11 (Ristorazione con somministrazione) o 56.10.12     (Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole).

Lo step successivo è scegliere il regime fiscale più conveniente che, per l’anno 2019, è quello Forfettario: l’unico requisito da rispettare è non eccedere i 65.000 euro di ricavi annui.

Tra i vantaggi fiscali derivanti dalla scelta della Partita IVA Forfettaria, potrai beneficiare dell’imposta sostitutiva del 5% (per i primi 5 anni di attività) che si innalzerà al 15% (dal quinto anno in poi).

Infine, occorre iscriversi alla Gestione Separata e versare i contributi previdenziali.

 

Adesso sei pronto per avviare il tuo ristorante a chilometro zero. In bocca al lupo per il tuo business!

 

 

 

 

 

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